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venerdì 29 luglio 2011

Gino Strada

Di Gino Strada è difficile parlare. Se vi chiedessero di fare la descrizione di un cerchio cosa scrivereste? E' perfetto! Forse se il cerchio avesse dei difetti o delle sbavature avreste qualcosa da dire.

E cosa dire allora di una persona che gira nelle guerre per offrire cure a chiunque gli si presenti davanti?

Eppure di Gino Strada bisogna parlare. Si deve parlare. Perchè i grandi canali di comunicazione fanno di tutto per ignorarlo o per traviare la sua immagine. E allora ben vengano blog, forum, siti, giornali, volantini, passaparola...

Nel mio caso poi ci calza a pennello. Grande viaggiatore, persona dalla grande umanità, grande comunicatore e, a volte lo si dimentica, anche scrittore.

Il suo libro più famoso è "pappagalli verdi". Prende il nome da una mina antiuomo russa. E' un libro che consiglio a tutti coloro che si sono dimenticati cosa sia veramente la guerra. Che addormentati da film di fantascienza e stupidi dibattiti televisivi su Stalin e Islam hanno dimenticato che dietro una guerra ci sono persone che muoiono. Anzi, la guerra è proprio questo: uccidere il tuo nemico.

Concludo con la dedica che Tiziano ha fatto a Gino Strada nel suo ultimo lavoro:
- ... non preoccuparti, io ci sono nella lotta per la pace. Ci sono! E ci sarò sempre!

A nome di tutte le persone che credono nell'uomo, grazie Gino Strada!

martedì 12 luglio 2011

Un giornalista di guerra

"Ho iniziato da corrispondente di guerra per finire come corrispondente contro la guerra. Le prime righe del mio libro "pelle di leopardo" erano "la guerra è una cosa triste", ma la cosa ancora più triste e che ci si fa l'abitudine. Dopo trent'anni mi accorgo di non poterci più fare l'abitudine. Basta! Basta davvero con quest'inutile violenza che brutalizza non solo le vittime, ma gli autori stessi. Basta con i discorsi sul confronto di civiltà. Basta con i discorsi sulle scelte obbligate. La propaganda americana ci ha messo davanti a questa "o con noi o con i terroristi". Eppure la via di mezzo c'è sempre, un questo caso è "ne con gli uni, ne con gli altri". In questo caso è riscoprire il nostro essere europei, il nostro diventare sempre più unità nelle diversità o nelle diversità. L'idea che con la guerra si possa eliminare il male è assurda quanto quella dell'uomo che voleva seppellire la sua ombra: scava una fossa ed è felice quando la vede sul fondo. Allora comincia a riempire la fossa di terra, ma l'ombra torna ad essere li accanto a lui. Bisogna capire che non c'è guerra che metta la fine a tutte le guerre, e che la vera radice di tutte le guerre è dentro di noi. E da li dobbiamo cominciare a cambiare le cose!