giovedì 6 ottobre 2011

martedì 27 settembre 2011

Il Dalai Lama resterà guida spirituale per almeno 15 anni

E' impressionante l'antichità e la saggezza della cultura tibetana. Cose da fare impallidire Egiziani e Babilonesi. Una cultura tramandata in maniera certosina dai monaci dei meravigliosi monasteri che popolano il tetto del mondo.

Difficile sopportare la sistematica distruzione di questo patrimonio da parte dei governi cinesi, operata da Mao e dai suoi successori, nell'infame tentativo di far dimenticare al mondo una delle più antiche religioni della storia. Nulla è stato intentato per perseguire questo scopo. E quando dico nulla, intendo davvero nulla.

Eppure, dopo oltre mezzo secolo, il Dalai Lama è ancora li, a rassicurarci con la sua presenza, seppur in esilio in India. Presenza che, secondo i più, la si può avvertire quasi fisicamente. Kundun lo chiamano, "la presenza" per l'appunto.

Oggi dobbiamo ringraziare l'India se i buddisti tibetani sono sopravvissuti alla diaspora. India: la più grande democrazia del mondo, che ha sostituito la cina nel ruolo di grande patria di tutte le religioni. India che ha coraggio di ospitare un nemico dell'unità cinese. Quando il Dalai Lama venne in Italia, nessun esponente del governo lo accolse in visita uffiale, nel timore di fare uno sgarbo agli amici cinesi. I cinesi erano "comunisti", rappresentavano la cultura del male, la cultura dell'odio, dell'immoralità... a detta di un noto politico italiano. Ora che sono ricchi sono un paese amico, un paese in crescita, un'alleato a cui appoggiarsi... adesso che ci servono i loro soldi ci siamo persino dimenticati che la Cina da sola esegue più condanne a morte di tutto resto del mondo messo assieme.

Insomma, siamo democratici e per la libertà di religione, nella misura in cui i Cinesi ce lo consentono, mentre gli Indiani continuano a garantire questo diritto a tutti, persino ai monaci tibetani. Avreste mai pensato che un giorno l'India ci avrebbe dato lezioni di democrazia?

Terzani conobbe il Dalai Lama, e disse che aveva in comune con tutti i grandi la semplicità nei modi e nel pensiero, alla quale aggiungeva la sua splendida risata.

Oggi il Dalai Lama ha affermato che continuerà ad essere guida religiosa per altri 15 anni, poi deciderà. Forse questa non è una rivoluzione, ma in qualche modo è rassicurante sapere che "la presenza" non ci abbandonerà, e continuerà ad essere guida di religione, di libertà, di pace e di amore tra i popoli.

venerdì 23 settembre 2011

Papa Giovanni Paolo come Terzani?

Con le parole: "lasciatemi andare alla casa del padre", rivolte alle suore attorno a lui, uno dei papi più amati di sempre ci lasciava.

Per lui era pronta un'intera ala al policlinico Gemelli di Roma. Il papa non mangiava più, non poteva più respirare autonomamente e parlava a fatica. Come Terzani ha deciso di prepararsi alla morte, al distacco dal mondo materiale, piuttosto che aggrapparsi disperatamente ad ogni cosa che lo avesse potuto tenere legato a questo mondo anche per un ora di più.

Personalmente condivido la scelta. Dopo aver tentato mille strade, Terzani conclude che non c'è cura per questa malattia (era malato di tumore), perchè non c'è cura per la morte! Credo intendesse dire che, se anche fosse guarito dal tumore, avrebbe poi dovuto affrontare altre malattie. Magari avrebbe potuto superare anche quelle con successo, ma alla fine si sarebbe dovuto arrendere a quelle che sono le leggi della natura.

Perchè scrivo quest'articolo? Perchè la scelta di Giovanni Paolo, per quanto perfettamente condivisibile, arriva da un uomo che per tutto il suo pontificato ha pesantemente condannato l'eutanasia, senza compromessi e senza eufemismi. Eppure scegliere di non farsi curare non è una forma di eutanasia? Al policlinico non sarebbero forse riusciti, con l'aiuto delle moderne tecniche mediche, a prolungargli la vita (o forse l'agonia) di un po? Magari anche solo di un ora? Ma il papa da uomo saggio ha capito che un'ora (ma forse un giorno e un anno) di agonia non era utile quanto il preparasi degnamente alla chiamata del signore.

Condivido la tua scelta Santo Padre, come condivisi al tempo quella di Terzani, ma visto che, a parer mio, si educa più con l'esempio che con le buone parole, non dovrebbe la chiesa rivedere la propria posizione sulla "buona morte" alla luce degli insegnamenti del compianto papa?

domenica 18 settembre 2011

Come combattere la crisi?

Sembra che la crisi avanzi di giorno in giorno. Qualcuno era ancora imbonito dal vecchio adagio: "ogni crisi deve finire". Credo però, che a forza di vedere che la crisi non solo non passa, ma accelera di giorno in giorno, forse e il caso di fare una riflessione più seria. Le soluzioni? Immettere denaro nel mercato, pareggio di bilancio nella costituzione, ... e chi più ne ha più ne metta. Terzani diceva che da noi si lavora per accumulare il denaro sufficiente per vivere dignitosamente la pensione. In India quando una persona arriva alla pensione si libera tutti i suoi beni materiali (ad eccezione di un abito) e parte per un viaggio. Insomma, il fine ultimo del cammino della vita è quello di liberarsi dei bisogni del corpo e nutrire l'anima. La mia ricetta per la crisi? Scoprire che l'ossessivo attaccamento alle cose materiali non è l'unica via per la felicità. Riscoprire quali sono le cose di cui abbiamo veramente bisogno, e godere di quelle. Forse la vera perdita di questi anni non è il potere d'acquisto dell'euro, ma la famiglia e i rapporti sociali.

giovedì 1 settembre 2011

Io ci sono... ci sarò sempre

"...e questo per spiegarti alcune mie assenze. Ma non preoccuparti, io ci sono nella lotta per la pace. Ci sono! E ci sarò sempre", con queste parole terminava la dedica che Tiziano Terzani ha scritto in un libro regalato a Gino Strada. La trovo stupenda e non so nemmeno il perchè. Forse quel "non preoccuparti - io ci sarò sempre" è molto rassicurante. In questi anni di tradimenti, ritrattazioni, voltagabbana, è bello sentire un uomo dire: "non preoccuparti - io ci sarò sempre". Un grazie a Gino Strada per aver reso pubblica questa dedica.

sabato 20 agosto 2011

Dolomiti di Sesto

Ho una gamba ingessata e questo mi darà parecchio tempo per scrivere nel blog. L'ingessatura è conseguenza di 4 giorni di ferrate e camminate nelle Dolomiti di Sesto. Direi proprio che ne valeva la pena. In realtà si tratta di una fasciatura rigida, conseguenza di una distorsione. Normale quando si fanno certe imprese oltre i 30anni ;)

La camminata è splendida, non si tratta solo di un impresa alpinistica, si tratta di uno straordinario momento di meditazione. Per chi volesse provare le mie emozioni, descrivo il percorso.

1 giorno. Arrivo in macchina a Bagni di Valgrande, parcheggio al rifugio Lunelli e camminata fino al rifugio Berti e relativo pernottamento. Il sentiero prevede un dislivello di 400 metri ed è molto semplice. Si fa in un ora, in caso di necessità anche col buio o con la pioggia. Ottimo per chi arriva parte da molto lontano. Si abbandona il meraviglioso bosco di Valgrande (reso famoso anche da alcuni film come "il segreto del bosco vecchio") e ci si trova ai piedi delle maestose pareti del monte Popera, che con le sue severe vette da 3000 metri trasmette rispetto e magnificenza. In breve tempo si avverte la sensazione di trovarsi in un ambiente sacro.

2 giorno. Ferrata Roghel. Impegnativa, ma necessaria, per passare all'altro versante. Sinceramente non molto bella, ma una vera goduria per chi vuole cimentarsi in qualcosa di atletico. In questa guida non darò alcun tipo di informazione tecnica, ma qui mi preme una nota. La Roghel era una ferrata abbordabile, ma molto pericolosa per via delle frane. Ora è stata spostata, il pericolo non esiste più, ma è davvero molto molto difficile. Attenzione a non affrontarla facendo affidamento a qualche vecchia guida. Ripeto, la ferrata non è più bollino rosso, ma bollino nero! E vi assicuro che il bollino nero ci sta proprio!!! Ripeto, attenzione e, comunque, leggete prima una buona guida aggiornata!!!

Passata la Roghel si attraversa un canalone e si attacca la cengia Gabriella. E qui si entra davvero nel mondo delle meraviglie!!! Una cengia su uno strapiombo da 500 metri, che domina il meraviglioso parco naturale delle 3 cime (di Lavaredo). Si tratta di una via ferrata data dalle guide come "medio-difficile", ma per chi ha un'esperienza di montagna, rimane spazio per concentrarsi sulle meraviglie che ti circondano. Credo che molti come me abbiano provato la sensazione di essere più vicini a Dio che alla terra. Terminata la ferrata si arriva al rigugio Carducci, dove si può pernottare. Si tratta di un rifugio non raggiunto da strade, ne da teleferica. Li troverete un sacco di alpinisti che, come voi, hanno camminato ore per raggiungerlo. Una bella sensazione di trovare gente che ha condiviso le stesse fatiche, le stesse paure, gli stessi ideali. Peccato che il personale non spicchi troppo per simpatia ;)

3 giorno. Il terzo giorno si parte per la strada degli alpini. In piccola cengia scavata dagli uomini di Italo Lunelli durante la prima guerra mondiale. L'obiettivo era quello di raggiungere cima 11, da dove bombardare gli Austriaci, che dominavano il campo di battaglia dalla vetta della Croda Rossa. L'impresa riuscì, al costo di 15 morti al giorno per cadute accidentali, congelamenti e freddo. Il giorno dopo aver raggiunto la cima venne firmato l'armistizio... E infatti nel percorrere questo sentiero non è possibile evitare di pensare agli alpini che lo hanno scavato d'inverno, senza attrezzature, spesso senza esperienza di montagna e sotto il tiro dei cecchini nemici. Forse per la prima volta ho avuto la percezione di cosa debba essere veramente la guerra! Una sensazione che forse dovremmo provare tutti almeno una volta nella vita. A chi volesse affrontare il sentiero consiglio prima la lettura di "la guerra nella Croda Rossa" di Ebner Oswald, vi aiuterà a capire (e poi è bello ogni tanto leggere un libro dove gli italiani sono i cattivi ;) ).

Da li è facile tornare al Rifugio Berti.

Se volete affrontare l'impresa vi consiglio di leggere una guida dettagliata, perchè è comunque faticosa e pericolosa! Quello che volevo dirvi è che si tratta, oltre che di una grande prestazione sportiva, di una grande momento di meditazione.

Sarebbe bello che altre persone che lo hanno fatto condividessero qui le loro impressioni.

Per vedere le foto vi rimando al nostro sito www.foto-gratis.eu.

giovedì 4 agosto 2011

Altavia dei Rondoi

Non è sempre necessario perdersi nell'estremo oriente per scoprire posti dal fascino unico, capaci di trasmetterci sensazioni straordinarie.

Domenica sono partito per scalare il "cimon del Cavallo", un vetta da 2250 metri che domina la pianura pordenonese. Peccato che ad un certo punto abbia sbagliato sentiero e mi sia incamminato nell'altavia del Rondoi.

Sono un esperto alpinista ed ho arrampicato in alcune delle più belle vette d'europa. Non avrei immaginato di trovare a pochi km da casa un paesaggio così! Il tratto di via che ho percorso passa attraverso tutte le cime del Montacavallo, che assieme formano una vallata unica. Il percorso è piuttosto difficile quanto affascinante. Oltre le cime, che in alcuni casi necessitano di passaggi di secondo grado esposti e non attrezzati, si passa tra forcelle strette ed esposte. Per chi non soffre di vertigini un'emozione unica.

Il percorso ha una durata relativamente breve, tra andata e ritorno non richiede più di 5 ore, e, quindi, lascia il tempo a momenti di riposo e riflessione. Per chi poi, come me, arriva da Pordenone, l'avvicinamento in automobile richiede meno di un ora. Un'occasione unica per chi fosse in cerca di una giornata di meditazione, senza avere a disposizione una settimana di ferie o non volesse svegliarsi alle 3 di mattina e affrontare una giornata massacrante.

Inutile scrivere qui la guida, visto che ce ne sono a decine su Internet, mi limito a darvi il link ad una di esse: http://www.webdolomiti.net/monti_alpago/rondoi.htm

Per chi volesse vedere delle immagini invece suggerisco: www.foto-gratis.eu, dove i miei amici ed io pubblichiamo le foto delle nostre escursioni.

A volte non serve andare in cina per scoprire qualcosa di straordinario...